Il TFR non basterà.
Serve la previdenza complementare
La pensione è un tema che spesso immaginiamo lontano, quasi “per i nostri genitori”. E invece riguarda tutti noi, molto più da vicino di quanto pensiamo. Viviamo in un Paese fortunato, dove si vive a lungo. Ma questo significa anche che i giovani che lavorano oggi dovranno sostenere un numero sempre maggiore di pensionati. Il risultato? La pensione pubblica, da sola, rischia di non essere sufficiente a mantenere lo stesso stile di vita costruito negli anni di lavoro.
Negli ultimi anni il sistema pensionistico è cambiato: l’importo futuro dipenderà sempre di più da quanto avremo effettivamente versato. Ecco perché il cosiddetto “tasso di sostituzione” – cioè la percentuale dell’ultimo stipendio coperta dalla pensione pubblica – tenderà a ridursi. Si parla di un calo anche del 30-40%.
Ma non è il caso di spaventarsi: la soluzione c’è, e si chiama previdenza complementare. Non è più un’opzione accessoria, ma un pilastro che ci permette di guardare al domani con più serenità.
La previdenza complementare, spiegata bene
La previdenza complementare è un “salvadanaio a lungo termine” che lavora per te e ti accompagna fino alla pensione, integrando quanto riceverai dallo Stato. A livello tecnico, ci sono diversi tipi di previdenza complementare alla quale puoi rivolgerti:
- Fondi pensione negoziali: sono dedicati a specifiche categorie professionali. Avrai sentito parlare, ad esempio, di COMETA per i metalmeccanici, FONCHIM per i chimici, eccetera).
- Fondi pensione aperti: sono accessibili a chiunque e sono organizzati da banche, assicurazioni o società di gestione. Anche i fondi pensione rientrano in questa categoria.
- PIP (Piani individuali pensionistici): vere e proprie polizze vita con finalità previdenziali (posso aiutarti anche con i PIP: valuteremo insieme se è quello che serve a te).
Il meccanismo è semplice: versi periodicamente una somma, anche piccola, che viene investita e cresce nel tempo. Al momento del pensionamento, questo capitale potrà diventare una rendita mensile oppure, in parte, un capitale da incassare.
I vantaggi
- Risparmio fiscale immediato: i contributi versati si possono dedurre fino a 5.164 € l’anno. In pratica, paghi meno tasse! Se hai un reddito medio, si parla anche del 25-35% di quello che hai versato: metti magari 2.000 Euro nel fondo pensione, e 500 o più ti vengono restituiti come minori tasse da pagare!
- Crescita nel tempo: grazie alla capitalizzazione composta, i tuoi versamenti lavorano e crescono anno dopo anno.
- Flessibilità: puoi scegliere il profilo di rischio, sospendere o modificare i versamenti se cambia la tua situazione. Un motivo in più per non aspettare a iniziare!
- Aiuto nei momenti di bisogno: sono previste anticipazioni per spese mediche, acquisto o ristrutturazione della prima casa. Anche questo è un vantaggio non da poco: in caso di necessità reale, potrai sempre “aprire il salvadanaio”.
- Tassazione agevolata: i fondi pensione hanno regole fiscali più favorevoli rispetto ad altri strumenti di risparmio.
Perché partire dai giovani
Il vero alleato, quando si parla di previdenza (e di soldi in generale…), è il tempo.
Se inizi presto, anche con piccole somme, i tuoi risparmi hanno più anni per crescere. Ti faccio un esempio: 100 € al mese a 25 anni valgono molto di più dei 200 € al mese iniziati a 40.
In più, quando sei giovane puoi permetterti investimenti più dinamici e potenzialmente più redditizi.
Ma soprattutto: iniziare presto significa prendere l’abitudine di pensare al tuo futuro. E questa consapevolezza ti darà più serenità lungo il percorso.
Il ruolo del TFR: utile, ma non sufficiente
Il TFR è una risorsa importante: lo stato favorisce in tutti i modi la sua destinazione in un fondo pensione (ad esempio con la tassazione agevolata). Ma ci sono due cose che devi sapere:
- Non sei obbligato a versarlo nel fondo di categoria. Puoi chiedere di versarlo in un tuo fondo pensione privato (i “fondi pensione aperti” di cui parlavamo sopra), ad esempio se non hai prospettive di stabilità in una certa azienda o in un certo settore, o semplicemente se preferisci far confluire tutto su un fondo che ti dà maggiore fiducia, costruito con più cura sul tuo profilo di rischio, come sono ad esempio quelli che propongo io.
- Che il fondo sia di categoria o un tuo fondo privato, però, sappi che i versamenti del TFR, non basteranno a colmare il divario tra pensione pubblica e reddito da lavoro. Ma puoi sempre integrarli con i tuoi versamenti volontari!
Il valore dei contributi volontari
Ecco perché è importante il tuo impegno personale extra, rispetto a quanto obbligatorio per legge. Affiancare al TFR anche contributi volontari, anche piccolissimi, fa davvero la differenza su un lungo arco di tempo.
Bastano 20 o 30 € al mese per cambiare in meglio il tuo futuro pensionistico, se inizi presto. Sono versamenti flessibili, deducibili e adattabili alla tua disponibilità del momento.
In conclusione
Ecco perché pensare alla pensione non significa semplicemente preoccuparsi del domani, ma costruire anche le proprie abitudini di risparmio – piccoli gesti che costruiscono grandi certezze.
Come sempre, sono al tuo fianco per costruire un piano pensionistico (tramite fondo pensione o PIP) che rispetti le tue necessità e valorizzi il tuo impegno.
